
Valeria Galante
Arte & Design

Rassegna Stampa
Parlano di me ...
Giancarlo Bonomo: La Fascinazione dello Stile
Raffaella Ferrari: La Sorgente Numinosa dell'Anima
Antonella Ciervo: In Mostra a Firenze le Donne di Galante
Federico Napoli: Tra Novità e Tradizione; Il Teatro della Figura​
Lucia Bruni: Emozioni a Colori fra Materia e Forma; I Colori e i Sentieri dell'Io
Giulia Zoppi: La Pittura di Valeria Galante
Silvia Ranzi: Universi Paralleli
Toni Montemurro: Alla Mia Cara Amica Valeria Galante
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SassiLive: Inaugurata mostra personale “Rapsodia in Blu” di Valeria Galante nella chiesa del Purgatorio a Matera: report e foto
SassiLive: Opere dell’artista materana Valeria Galante nella mostra “Giardino globale – l’uomo planetario” a Firenze: report e foto
SassiLive: Le opere dell’artista materana Valeria Galante in mostra a Firenze, intervento Chiara Prascina​
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La discussione su quale sia il vero luogo dell'Arte ha radici lontane ed ha sempre acceso l'interesse sia degli addetti ai lavori che del pubblico. Spesso le opinioni, come la concezione estetica, hanno seguito le tendenze ed i costumi dei rispettivi periodi di riferimento; altre volte – in particolar modo nel corso del '900 – i movimenti d'avanguardia hanno dettato nuovi canoni in maniera convincente pur nelle frequenti bizzarrie espressive. Queste considerazioni hanno imposto, la necessità di rivedere la rigidità dei criteri con cui ci si accostava all'opera d'arte, finalmente svincolata da pretese compositive precostituite e pregiudizi intellettualistici. Sono emerse così – specie con l'arte concettuale, le divagazioni informali fino all'action painting – inedite riflessioni e conseguenti conclusioni non solo in materia di contenuti espressivi, ma sopratutto in termini di modalità e di scelte esecutive del tutto personali, che riflettevano, più che una maestria tecnica in linea con la tradizione consolidata, la condizione esistenziale dell'autore e la sua idea del mondo, frutto più del Sentire che del vedere entro il perimetro dell'oggettività. In qualche modo, spesso con paradossi e fantasiose trasgressioni, l'arte contemporanea ha iniziato a vivere una vita propria, libera e indipendente, dove l'esclusività del linguaggio e la sintassi espressiva contavano – e contano tuttora – molto più delle antiquate convenzioni e, se vogliamo, convinzioni accademiche. Possiamo così affermare che, oltre alla capacità tecnica, la valutazione di qualità di un'opera non può prescindere dalla forza catalizzatrice del linguaggio, il quale, percepito nel suo insieme, agisce direttamente nei vari piani di Coscienza, non ultimo quello emozionale. Ovvero, la potenza della comunicazione travalica la convenzione formale. Per cui, il concetto arcaico di 'perfezione' non riveste alcun senso nel panorama contemporaneo. Questa premessa è utile per compenetrare al meglio la tensione interiore dell'artista materana Valeria Galante la quale, nelle scelte cromatiche e nella libertà del 'disegno' delle opere, riversa l'intensità vitale, vitalissima, di una passione creativa realmente sentita nel profondo. La sua indagine, caratterizzata da una pittura sui generis piacevolmente 'ribelle', non solo coinvolge ma colpisce particolarmente considerando la sua formazione di studi di architettura – disciplina concreta del costruire che sovente assurge ai vertici di Arte a pieno titolo – che si fonda sull'organizzazione razionale delle forme nello spazio secondo un ordine matematico e geometrico. Una formazione che, sembrerebbe, sottolinea un evidente paradosso. Raziocinio e creatività 'irrazionale' possono conciliarsi? Sicuramente sì. E il motivo trova riscontro nella natura stessa dell'Ente umano, creato per comporre e scomporre, per destrutturare e strutturare poi in altro modo. È impensabile ritenere che si possa essere solo in un modo, in un aspetto univoco statico ed inamovibile. Dare solo un'unica interpretazione esistenziale di se stessi, questo no, non sarebbe psicologicamente coerente. I nostri stessi emisferi cerebrali presentano, scientificamente parlando, due aree diverse ma complementari: una della logica e l'altra, divergente, che manifesta visioni più dinamiche di carattere intuitivo. Risolto il paradosso e l'apparente antitesi, in questo processo di totale, libera, espansione delle forme e del colore, la Galante ricrea i suoi privatissimi spazi di riflessione con una pittura affermativa, un idioma stilistico inequivocabile. Non contano l'ordine figurazionale, l'esatta proporzione degli elementi o lo studio analitico dei movimenti anatomici. Conta il qui e ora, la forza dell'attimo che ci cattura e fa precipitare dentro il cuore di una narrazione autentica priva di fraintendimenti o mistificazioni. La Galante è istintiva, immediata, e concepisce la vita in presa diretta nell'attimo preciso in cui il fatto accade nella realtà o nei territori della sua fertile immaginazione. Sia come sia, sono situazioni che le appartengono e che sente profondamente sue. Desideri, silenzi eloquenti, momenti di raccoglimento. Non c'è spazio per il falso pudore, la stucchevole affettazione, il perbenismo da salotto. L'Ente umano, nella sua verità, racchiude in sé un Universo complesso con infiniti frammenti. E la pittrice li sa raccontare a modo suo attraverso composizioni simili a coloratissimi mosaici dove l'intensità dei soggetti supera qualsivoglia dettaglio connesso al raziocinio compositivo. Le donne, quali microcosmi che rispecchiano la condizione dell'Eterno femminino, quale essenza immutabile, che sempre più in alto ci attira – come ricordava Goethe nel Faust – sono archetipi che riflettono la molteplice condizione della loro Essenza. In questi viaggi dell'Anima incontriamo sia la donna occidentale che la geisha, ma le pulsioni interiori sono le medesime. I desideri e i sogni sono gli stessi, così come l'epopea della sofferenza interiore o il disagio della solitudine. Sovente le sue donne si ritrovano con sguardi smarriti in una condizione di silenzioso isolamento, forse per scelta o per avverso destino. Ma, in quella solitudine, il Mondo fuori e le voci dentro non si fermano. Tutt'altro. C'è Vita. Sempre e comunque, nonostante tutto. La pittrice si mantiene fedele al suo peculiare linguaggio, aldilà degli stati d'animo dei soggetti. La Forza vitale non si spegne. I flussi di colore e le linee sfuggenti sono sangue caldo che corre veloce e non intende arrestarsi nel suo moto incessante. In alcune scene domina il compiacimento delle protagoniste, la sottile e incolpevole vanità. Anche il gioco della seduzione, necessariamente, vuole la sua parte. Ogni evento ha un suo perché, tutto è esperienza da indagare e comprendere. Eppoi c'è il gusto orientaleggiante dei dettagli degli interni, le pacificanti atmosfere quotidiane, dove la pittrice non rinuncia a quel decorativismo che è suo motivo caratterizzante. La Galante è dunque artista di passioni e di sincretismo del pensiero. Nel suo percorso ha saputo coniugare – con sguardo omnidirezionale – dimensioni apparentemente antitetiche mediante un'armonia di sintesi tutta sua, dove l'Arte è strumento di Conoscenza e connessione fra cultura occidentale e orientale, sacro e profano, estasi e disincanto. Il dialogo è aperto. E noi, con crescente curiosità, ne siamo attivamente partecipi.
LA FASCINAZIONE DELLO STILE
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di Giancarlo Bonomo
VALERIA GALANTE: LA SORGENTE NUMINOSA DELL'ANIMA
di Raffaella Rita Ferrari
Arthur Schopenhauer: 'L'arte è la conoscenza delle Idee eterne attraverso il genio. Essa libera la conoscenza dalle catene della volontà e la mostra nella sua purezza.'
È interessante poter visualizzare l’operatività di tanti artisti, immaginarsi quando vengono catturati dall’attimo creativo e dalla bramosia del fare, osservarli come spettatori-spirito nel mentre riversano subitamente quell’idea che magari, così intensa, vivida, vera, hanno paura sfugga. La magia si compie in quello spazio acceso di luce e pace, fuori dalla realtà oggettiva, perché proprio lì si tocca, con una connessione energetica e sottile, l’Essenza, ciò che sono realmente. Allora il colore, gli specchi frantumati, i tessuti si animano, cercano la loro sede e la tela è sempre pronta per accoglierli. L'opera di Valeria Galante si schiude come un rituale silenzioso, in cui l’atto creativo diventa esperienza di rivelazione dentro il cuore palpitante dell’intuizione. Arte, dunque, come sorgente ovattata, fuori dalle dinamiche dello scorrere della vita reale, arte che diviene preghiera visiva e le superfici, nel lento cadenzare della meditazione, si stratificano, si animano, si fanno dense, vibrano, prendono lentamente corpo e assimilano quell’Anima generatrice nella sua purezza. Risuona un eco di Rinascita. In ogni quadro Valeria scrive e attraversa un nuovo ‘capitolo’ di Vita, appunti di Viaggio che si spingono oltre il confine del visibile per toccare il ‘nervo scoperto’ del Sentire. Cosicché l’azione del far arte si sviluppa, forse inconsapevolmente, in un'antica ricerca dell'Essenza al di là del fenomeno, e si manifesta come un dialogo incessante tra ciò che appare e ciò che intimamente è. L'artista concentra, attraverso il gesto pittorico fluido, dalla riconoscibilità del tutto personale, varie tematiche organizzate in cicli, quali: Armonie Naturali, Espressione di Lui, Sguardo di Donna, Spiritualità e Sacralità. Questi cicli sono frutto di una lunga e appassionata sperimentazione, che le hanno permesso di definire uno stile proprio, immediatamente riconoscibile e segno inequivocabile della sua piena maturità espressiva. Dei quattro cicli cambiano i soggetti, ma di fatto, i fondi sono trattati con lo stesso stile, nonostante si possano osservare ambientazioni diverse. Se ogni sezione rappresenta un paragrafo, nell'opera della Galante, quello dedicato allo Sguardo di Donna, si documenta come una narrazione particolarmente intensa e rivelatrice. In queste opere, l'artista eleva il corpo femminile a simbolo di forza, vulnerabilità e saggezza primordiale. Il corpo è presenza nella sua normale quotidianità, abbandonato ad una sorta di flusso cosmico, costituito, per lo più, da fondi blu lapislazzuli, chiaro simbolo del divino e da nuclei ovalizzati, materici e multicolori, dall’aspetto di batuffoli di cielo, boccioli di fiori che evocano una sorta di
dissoluzione dell'Io nel Tutto. Vige il silenzio nelle scene, la luce liscia amorevolmente i corpi, le protagoniste sono mosse e carezzate da un leggero vento, i loro capelli si dissolvono, e sono ponte con quell’infinito femminino, così misterioso, fragile emblema di una trascendenza che supera il mero piano della realtà visibile e dell’apparenza. Si compie così un incontro arcano che si manifesta tra spazio interiore e dimensione pittorica, dove ogni cosa fluisce e si compenetra in una unità sacrale, permeando la materia che risuona di frequenze. Il colore, si sa, vibra e si pronuncia con armonia sinestetica, è rivelatore di un universo interno e forse di una mitologia privata. Qui, l'arte si fa veicolo di una gnoseologia altra, una via per comprendere l'inspiegabile, parafrasando l'idea schopenhaueriana dell'arte come finestra sull'essenza del mondo.
Le sue donne sono così scarpette rosse, giarrettiere, corpi palpitanti di desiderio, attimi d’abbandono, sogni, fiori e quei seni… La Galante cattura attimi e posizioni con una naturalezza disarmante e, in quei seni concentrici, pieni e ampollosi, si riflette l'eco di una dea della fertilità, in cui v’è pienezza nutritiva che evoca una figura sacra quotidiana: madonne spogliate di ogni orpello, terrene e vicine alla preghiera più autentica dell'Anima, un’intimità spirituale e popolare che si manifesta nel quotidiano. A tratti, gli stessi corpi, divengono dimora di antichi spiriti custodi, geishe, donne della porta accanto, archetipi di generatività, come forza vitale che trascende la biologia, stuzzicano l’immaginario, creano, nutrono, sostengono l'esistenza in ogni sua forma, sono grandi madri, madri universali in grado di sostenere la maternità fisica oltre che destinatarie della custodia e cura dell'umano. Ed è proprio in questi ruoli che la donna trova la sua piena libertà e compimento.
In questo mondo, il colore si fa carne pittorica e ci conduce ad abitare il sogno, la visione, il frammento di un attimo, come si abita un abbraccio, una promessa, una poesia. L'opera di Valeria Galante diviene così un punto di approdo silenzioso, dove l'osservatore è invitato a oltrepassare il visibile, scoprendo nell'arte, non solo una rappresentazione, ma una via diretta verso la straordinaria Numinosità dell'Anima umana.
In mostra a Firenze le donne di Galante – di Antonella Ciervo.
Arte, ma soprattutto emozione e rivelazione tra colore e figura. L’arte pittorica di Valeria Galante sabato scorso è arrivata a Firenze dove fino al 17 febbraio al Circolo degli artisti- Casa di Dante della Società delle belle arti saranno in esposizione i suoi quadri . da “profumi mediterranei “ a Mamma Africa “ a “ La giarrettiera “ a colpire nelle opere dell’artista di origine materana c’è soprattutto il rapporto con il colore e con la figura femminile .Significativo quello che spiega, descrivendo le sue ispirazioni: “Attraverso le pennellate si possono leggere storie di dolori riscritte in chiave di sopravvivenza e ricostruzione, storie certamente vive , dove il blu è associata ad una tristezza atavica con radici profonde, ad angoscia e smarrimento infantile a povertà di carezze. Rapsodia in blu, il blu è il colore della grande profondità, lo associo al principio femminile, all’infinito. La mostra collettiva “Incontri Forma e colori “ospita anche opere di Anna Fazzi, Paolo Lantieri e Diana Polo. La cifra dell’arte di Valeria Galante, che è anche Maestra di Qi Gong e Taiji Quan, si muove descrivendo un itinerario che entra in contatto con chi osserva i suoi quadri; il linguaggio che emerge è quello nato e sviluppato attraverso le sensazioni forti, intense, di cui solo il tratto appassionato è interprete. Di lei ha scritto Giulia Zoppi “Valeria è incessantemente alla ricerca delle sue verità, immersa com’è nel lavoro di un’anima vivace e profonda , come nello sfolgorio dei colori che animano le sue tele, testimoni attuali della stupefacente bellezza di cui è circondata e alla quale sembra rivolgere domande sempre più sfidanti. Lo confermano le parole della stessa artista che, nella descrizione del suo rapporto con i colori e con il blu in particolare scrive:” E’ il colore che rappresenta l’introspezione per poi rinascere, come nel buddismo. È il colore amato degli impressionisti per il suo fascino che evoca quella parte di noi nascosta e importante per esprimere i nostri sentimenti. Il blu nei miei quadri, fa da sfondo a tutti gli altri colori, fa da cornice al compimento come se volesse per magia collegare il mondo umano col mondo del sacro.
Dalle tele viene fuori ,poi, la terra di nascita di Valeria Galante , la Basilicata che fra luce, sole e pietra viva insieme alla maestosità della montagna , accompagna emozioni e sensibilità dei suoi abitanti. Un tratto che il pennello dell’artista ha colto in tutta la sua forma.
IN MOSTRA A FIRENZE LE DONNE DI GALANTE
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di Antonella Ciervo
TRA NOVITA’ E TRADIZIONE
di Federico Napoli
I soggetti scelti da Valeria Galante costituiscono una sorta di bestiario ove l’autrice attraverso l’animale indaga la vita e l’animo umano con storie simboliche che spiegano qualcosa di più della vita, come il dolore e la gioia, come la perdita e il trionfo, mentre i soggetti sono posti al centro della superficie di lavoro e narrati con un complessivo sapore favolistico.
Attorno, compaiono elementi diversi che non offrono una precisa ambientazione, ma la suggeriscono come nel caso del senso del movimento. Le figure sono portate in primo piano, forse un retaggio culturale degli antichi emblemata, accompagnate da un ricco contorno, qui più specificatamente sorta di effiorescenze cromatiche, le quali a loro volta assumono forme sottolineate da un bordo più chiaro: così l’operazione pittorica prende il linguaggio espressivo della grafica, con il disegno che struttura definisce e delimita, mentre il colore dà consistenza e differenzia.
La tecnica realizzativa è estremamente complessa, multimaterica, pertanto molto personale e frutto di diversificate sperimentazioni di Valeria Galante; inoltre, esclude nella realizzazione ultima particolari effetti di luce, presentando piuttosto una luminosità uniforme senza ombreggiature, mentre alla fine l’operazione creativa presenta queste opere come se fossero impresse su preziose stoffe - forse ancora un recupero della tradizione - o ancor più sorta di tarocchi che, attraverso il bestiario, ci propongono, in quanto simboli, scampoli di verità più profonde.
La pittura di Valeria Galante ha per protagonista (quasi sempre) la figura umana femminile: lo sfondo del quadro, con la sua particolare composizione, asseconda le pose anche intime dei soggetti prescelti, con il corpo umano sottolineato da linee serpentinate, mentre quelle curve o squadrate sono riservate a pareti e pavimenti, completando così l’immagine descrittiva che appare sempre in un interno. Questi fondi sono elaborati e ricercati nella composizione come nell’effetto finale, richiamando l’attenzione sulle tante implicazioni dell’animo umano. Per altro, sono inondati da una luce uniforme, senza ombre, mentre il ribaltamento dei piani - pavimento, pareti - e di certi oggetti d’arredo mostra insieme all’elaborazione grafica, ricca di cromie, le radici pittorico-compositive dell’ espressione artistica di Valeria Galante, che guarda in modo particolare alle esperienze formali europee a cavallo fra Otto e Novecento; qui per altro riprese con un tema (quello femminile) di estrema attualità. La figura, sensuale ma sempre decisa e consapevole, è ammantata di mistero, sfuggente, ora velata o mascherata, ora colta dormiente, come in posa pronta a interpretare la propria parte; con le folte capigliature o gli ampi cappelli che si dilatano nell’ambiente circostante, quasi a sottolineare una volontà di dialogo. Ne nasce una composizione accompagnata da un senso onirico, ove l’energia cosmica - rappresentata dalla elaborazione grafica del quadro - pare fondersi con la figura stessa, mirando a una sintesi unitaria.
IL TEATRO DELLA FIGURA
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di Federico Napoli
Di suggestivo impatto visuale queste opere di Valeria Galante ci portano nel mondo degli animali in modo assai originale.
Non solo pittura fatta di forma e colori ma composizioni arricchite di materiali quali vetro, rame, stoffe, specchi che invitano a considerare il manufatto come un percorso di autentiche emozioni materiche.
Se la scelta dei timbri cromatici e la luce sono caratteristiche costanti dell’espressione artistica di Valeria, qui è il soggetto a imporre la propria presenza. Non tanto come animale di per sé ma come portatore di suggestioni che poi lasciano spazio a sensazioni, riflessioni, messaggi dell’anima.
L’opera non è solo espressione di una capacità esecutiva che si esaurisce nello spazio delle dimensioni del quadro ma utilizza questo spazio come luogo di un “infinito” onirico dove immaginazione e realtà fondono i propri confini.
Certo, il richiamo ad antichi bestiari fa la sua parte ma qui la scelta di affidare ad animali il significante dell’elaborato percorre altri sentieri; ossia, diviene lo strumento attraverso il quale si giunge a ripensare se stessi.
La pittura è una poesia muta, sosteneva Leonardo, sta a noi darle la voce.
EMOZIONI A COLORI
FRA MATERIA E FORMA
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di Lucia Bruni
IL COLORE
E I
SENTIERI DELL’IO
di Lucia Bruni
Ne Lo spirituale nell’arte Kandinskij dedica al colore pagine ricche di fascino.
Per lui il colore non è soltanto una componente estetica importante ma qualcosa che rivela dall’interno l’essenza del sentire, qualcosa da percepire con la mente e con il corpo, qualcosa da immaginare, toccare, odorare; insomma una metafora dell’esistenza, ma anche dei sogni, attraverso i quali entriamo nei sentieri nascosti del nostro io.
E’ ciò che Valeria racconta con le sue opere nelle quali il colore non solo si fa veicolo di emozioni e segno per la realizzazione dei soggetti, ma diviene suono, sorta di “strumento” a tante corde, laddove queste sembrano alla ricerca di un costante divenire della figura; quasi che la superficie non fosse sufficiente a contenerne la dinamica espressiva. L’onirico si manifesta nella raffigurazione allorquando il gesto pittorico insiste nel riempire ogni spazio disponibile sulla tela, affinché non si rompa il filo sogno-realtà, tanto da rendere più curiosa e invitante la condivisione con lo spettatore. Un’altra peculiarità dell’arte di Valeria è la scelta costante del blu, un colore che richiama malinconia, accoramento o, come lei stessa dichiara, nostalgia e profondità evocando sapori di un infinito femminino.
Ed ecco entrare di nuovo in scena il suono.
“Il suono musicale giunge direttamente all’anima. E vi trova subito un’eco, perché l’uomo ha la musica in sé”, scriveva sempre Kandinskij nel testo citato, così nelle opere di Valeria troviamo tracciato col pennello un corrispondente musicale raffrontabile non solo con quella “rapsodia in blu” di Gershwin, cui lei dichiaratamente si ispira, ma anche con l’armonia di Mahler e la sua famosa sinfonia 8, dove il coro di mille voci sembra abbracciare l’eternità.
La pittura di Valeria Galante sembra prendere energia e forza dalle radici antiche e misteriose della sua Matera.
La risata forte e generosa con la quale affronta le contraddizioni che abitano questo mondo, sono il segno di un carattere deciso, sfrontato, giocoso al punto giusto: uno sberleffo in faccia alla vita e alle sue avversità.
Non tragga in inganno la sua figura minuta e la posa matura, Valeria vive e agisce secondo un piano ragionevolmente antagonista, sempre in prima linea: sia nelle opere che dipinge, che nei rapporti che intrattiene.
Maestra di Qi Gong e Taji Quan, ha sedimentato nel gesto e nel pensiero, tutta la sapienza dell’estremo Oriente che le ha regalato una saggezza atavica e ben radicata, alla quale intreccia la potenza primordiale delle origini lucane, ancorate al passato, ma sempre in movimento, in effervescente crescita costante.
Questo connubio si sposa perfettamente con il suo stare al mondo.
Valeria è incessantemente alla ricerca delle sue verità, immersa com’è nel lavorìo di un’anima vivace e profonda, come nello sfolgorìo dei colori che animano le sue tele, testimoni attuali della stupefacente bellezza di cui è circondata e alla quale sembra rivolgere domande sempre più sfidanti.
Come per ogni artista, la sua vita assomiglia alle sue opere. Esse interrogano il presente, evocando il passato più remoto come una danza tribale, al servizio della sua esplosiva intelligenza e simpatia.
LA PITTURA DI VALERIA GALANTE
di Giulia Zoppi
UNIVERSI PARALLELI
di Silvia Ranzi
Mostra: “INCONTRI: FORME E COLORI”, inaugurazione 5 Febbraio 2022,
Società delle Belle Arti di Firenze - Circolo Artisti “Casa di Dante”
L’originale racconto pittorico di Valeria Galante ci offre una serie di opere che onorano la sensuale corporeità della Donna tra Occidente e Oriente, avvalorata da una figurazione espressiva dalle accentuate trame multilineari con ascendenze del “Secessionismo viennese”, impreziosita da opulenti motivi decorativi geometrici e floreali, con inserti polimaterici preziosi e rilucenti, secondo variegate partiture cromatiche dai seducenti e fantasmagorici effetti visivi.
La vicenda socioeconomica di Matera all’insegna delle tendenze pur riformiste dell’ultimo dopoguerra produce nel più vasto quadro culturale una giovane leva di pittura: Valeria Galante.
Le tentazioni alla facile fuoriuscita verso l’informale non la possiedono, tenta un approccio immediato con la realtà, quella più desolata del sottosviluppo, conscia, com’è del problema è si quello del messaggio, ma di coglierlo nel suo più intimo significato. Le tre immagini del dipinto definiscono la realtà tormentata del mondo più intimo di questa giovane, “impegnata” in un mondo dove le illusorie evasioni al disimpegno, al qualunquismo, all’avversione sono appostate dietro ogni porta.
I dipinti di Valeria Galante rompono drammaticamente ogni tentativo di suggestione sentimentale; essi vanno all’essenza del racconto, alla crudezza del momento evocativo. La sua pittura utilizza il disegno come prima tessitura della composizione, si articola in spazi di colore ben modulati.
Attraverso la lettura delle opere di Valeria Galante si nota la volontà di uscire da vincoli in cui la pittura spesso trascina. Oggi l’artista se non ha carattere si esaurisce in inutili scherzi di fantasia.
Forte di originalità la Galante si adopera a tessere un legame ricco di tensioni e di sollecitazioni, un rapporto emotivo, con tutte le incertezze e le inquietudini che nei giovani artisti è giusto che siano.
Franco Palumbo
Matera 1974
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Franco Palumbo
Alla cara amica Valeria Galante
di Toni Montemurro
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La tua pittura è innanzitutto e nel suo insieme di opere, un vero e significativo inno alla felicità esistenziale del sublime, aspirazione di tutto il genere umano.
Idee, passione, fortissime emozioni, alleati del tuo taciuto ego, ti hanno però consentito di generare coi pennelli su spaziose tele, opere magnifiche, supportate da colori scelti e giovani come è il tuo spirito.
Bellezza espressiva e fascino misterioso, sono la prerogativa di un tuo sogno sognato senza fine, che fai respirare nelle orme dei colori.
E, a ben dire da parte mia, non può essere diversamente se nel tratto morbido cui nasce la forma voluta, si impatta subito con l’incanto esistenziale di quei bei dialoghi che stabilisci con i colori.
Sei persona ben consapevole di operare in compagnia del naturale estro che ti guida ai percorsi narrativi di tua scelta.
Tutto il movimento delle figure che emergono dalle tele, che trasudano sfumature magiche, ruotano effettivamente intorno al pilastro intimo della gioiosità del modo come dimostri di amare la vita.
Nei tuoi quadri primeggia la donna. La rappresenti nella sua storicità avvolta in colori variegati, poesia del tempo e anche in atteggiamenti meravigliosi della quotidianità.
Altri tuoi soggetti, non meno importanti, rappresentano scorci di ambienti dei Sassi, e altre opere ancora denotano percorsi che tu attraverso varie esperienze hai saputo fermare perché lo sai che la nostra esistenza altri non è che un attimo fuggente che sai documentare con la testimonianza dei tuoi dipinti tanto ispirati.
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